Il terrorismo è un metodo che punta sull’ansia provocata da un’azione violenta ripetuta da parte di singoli gruppi clandestini o di organi statali, per ragioni particolari, delinquenziali o politiche; a differenza di quanto avviene con l’omicidio, i bersagli immediati della violenza non sono i veri bersagli dell’azione. Le vittime della violenza sono generalmente scelte a caso(bersagli occasionali) o intenzionalmente(bersagli simbolici) tra la popolazione che si vuole colpire. I processi di comunicazione basati sulle minacce e sulla violenza tra le organizzazioni terroristiche e i bersagli principali sono utilizzati per manipolare il bersaglio principale, trasformandolo in un bersaglio del terrore, di rivendicazioni o di attenzione, a seconda che lo scopo principale sia l’intimidazione, la coercizione o la propaganda. A Londra, fuori della moschea di Finsbury Park, fino a poco tempo fa era possibile comprare video di propaganda del fondamentalismo islamico. In uno scantinato a pochi isolati di distanza, un gruppo di attori dilettanti ebrei organizza spettacoli teatrali per raccogliere fondi a favore delle vittime degli attacchi suicidi. Con tanti morti e tante sofferenze da entrambe le parti al momento l’analisi politica è deformata dal risentimento e dall’odio. L’economia invece offre uno strumento più distaccato per analizzare le formazioni terroristiche e le loro forze, può indicare addirittura una soluzione più praticabile. Alimentata dalla violenza politica, dal crimine organizzato e dall’avidità, la nuova economia del terrorismo ha al momento le dimensioni doppie del PNL della G. B. e triple rispetto ai dollari in circolazione e continua a crescere. Oggi il suo motore principale è la jihad moderna, una miscela formata da un’ideologia rivoluzionaria islamica, dalla ricerca di un’identità musulmana e dalle aspirazioni sociali ed economiche del mondo musulmano. L’esportazione di gomma arabica, il trasferimento di capitali di facoltosi musulmani attraverso associazioni filantropiche, il traffico di armi e di narcotici e il riciclaggio di denaro sporco fanno parte di una spinta a raggiungere l’autosufficienza economica. Gli stati-guscio islamici aspirano a cogliere i vantaggi di questa rete, la rete li avvolge e il sistema li espande. La caduta dell’Unione Sovietica ha creato nuove opportunità per le forze islamiche nei paesi a maggioranza musulmane. La colonizzazione finanziaria islamica di stati un tempo membri del sistema sovietico è stata resa possibile dall’alleanza di quelle entità commerciali e finanziarie con i wahhabismo, l’interpretazione più rigorosa dell’Islam. Parti dell’economia del terrorismo interagiscono inevitabilmente con le economie dei paesi occidentali: riciclaggio di denaro sporco, attività lecite gestite da organizzazioni armate e aiuti umanitari sono solo alcuni punti di contatto fra i due sistemi. L’occidente è il principale consumatore di droghe e il principale fornitore di armi:le due voci di entrata e di uscita più importanti della bilancia dei pagamenti dei terroristi. Gli istituti finanziari occidentali riciclano il grosso del denaro prodotto dall’economia illegale del mondo, circa 1500miliardi di dollari all’anno, se questa liquidità sparisse le economie occidentali piomberebbero in una recessione profonda. Finché permetteremo che chiunque possa entrare in una banca con una valigia piena di soldi e depositarli senza che gli sia chiesto dove li ha presi, finché insisteremo a vivere e muoverci in modo da accrescere la nostra dipendenza dal petrolio straniero saremo fra i responsabili della nostra stessa distruzione. La minaccia nei nostri confronti ora è più vaga, ma le conseguenze dell’inazione potrebbero essere fatali e globali, più che in qualsiasi altra epoca della storia.
GUERRE PER PROCURA NEL PERIODO DELLA GUERRA FREDDA
Negli anni immediatamente successivi alla II G.M., mentre gli U.S.A. e la G.B. erano impegnati a limitare l’espansione sovietica nell’Europa orientale, la Francia si vide costretta ad affrontare un feroce conflitto in Indocina. Per impedire che i comunisti si impossessassero delle sue colonie in Vietnam, del Laos e della Cambogia, il governo francese inviò contingenti di truppe regolari nell’area. I comunisti risposero con la guerriglia e con il terrorismo, e nella giungla indocinese i francesi scoprirono che era impossibile dare la caccia ai terroristi, i quali, organizzati in piccole unità di assaltatori e sabotatori sparse nel Vietnam settentrionale, attaccavano i villaggi e le guarnigioni francesi con incursioni rapide e ben programmate. Al fine di aprire un solco tra la popolazione locale e l’amministrazione francese, i guerriglieri utilizzavano anche tattiche del terrore, per esempio esecuzioni pubbliche di capi tribù e anziani che gli si opponevano. L’influenza dei comunisti in Indocina e la simpatia nei loro confronti crescevano cosicché il governo francese decise di abbandonare la guerra convenzionale perché non adeguata alla situazione. I francesi elaborarono una nuova strategia già nel 1949, quando cominciarono ad addestrare uomini delle tribù locali per farne agenti del controspionaggio, sabotatori e operatori radio; come combattenti anti-guerriglia reclutarono delinquenti come i pirati nung, che operavano nel golfo del Tonchino, e i binh xuyen, banditi e pirati di fiume della regione di Saigon. Una volta concluso l’addestramento le reclute venivano organizzate in reparti di circa 3mila uomini, i maquis, e infiltrate nei territori controllati dai comunisti. Combattevano come commandos sfruttando le stesse tattiche del nemico. Per tutta la durata del conflitto il problema principali dei francesi fu il finanziamento della guerra la cui impopolarità rendeva difficile la raccolta di fondi in patria. Ad occuparsi dei finanziamenti fu lo SDECE (organismo che aveva responsabilità sui maquis), che organizzò “Operazione X” e avviò trattative segrete per comprare tutta la produzione di oppio laotiano. Concluso il raccolto l’oppio fu caricato su un DC-3 e trasportato nel Vietnam del sud e poi di lì via camion a Saigon, parte fu consegnata a delinquenti per lo spaccio di oppio, parte fu venduta direttamente nelle fumerie di Saigon, parte fu comprata da mercanti cinesi e mandata a Hong Kong e il resto fu venduto alla mafia corsa, la Union Corse. La reazione francese alla guerriglia comunista in Indocina venne definita “antisommossa”. Questo concetto di politica militare legittimava il terrorismo sponsorizzato dallo stato, il sostegno economico da parte di una potenza coloniale a una guerra per bande intesa come mezzo per combattere insurrezioni, il dissenso, la sovversione. Dall’altra parte del mondo a sei giorni dalla sua nomina J.F.Kennedy legittimò questa dottrina presentando una proposta al National Security Council una proposta di stanziamenti immediati per 19milioni di dollari nel quadro di un programma antisommossa volta ad aumentare gli effettivi dei corpi speciali da 400 a più di 4000. In seguito si costituì uno speciale gruppo segreto che doveva occuparsi esclusivamente di Cuba, enclave marxista nell’area: una flottiglia di veloci motoscafi e 50milioni di dollari all’anno vennero affidati a un gruppo di quattrocento americani e duecento cubani, nome in codice Mangusta, che aveva come obiettivo l’abbattimento del regime di Castro. Così le forze speciali nell’ambito dell’antisommossa divennero il braccio armato di Washington che trovarono come campo d’azione nel ’61 in Vietnam, nel ’62 in Colombia, e nel ’66 in America centrale. All’inizio una delle operazioni antisommossa che diede maggiori risultati fu quella denominata “Aquila Nera”. Agenti degli U.S.A. addestrarono truppe scelte vietnamite all’arte dell’assassinio e le organizzarono in piccole unità d’assalto, il cui compito era uccidere esponenti di spicco dei vietcong. Pochi giorni dopo l’avvio delle operazioni alcuni capi dell’organizzazione clandestina dei vietcong furono trovati morti nei propri letti, sui cadaveri avevano lasciato un disegno che rappresentava un occhio umano, e la stessa immagine fu trovata sulle porte delle case delle vittime come monito per chiunque li avesse sostenuti. Gruppi del genere furono addestrati anche durante la guerra civile nel Salvador. La guerra psicologica che seminava il terrore nelle file del nemico era un principio cardine della strategia dell’antisommossa.
Anche l’Unione Sovietica e i suoi alleati erano coinvolti in episodi di terrorismo, ma l’atteggiamento dei sovietici era ambiguo a causa di una contraddizione nella loro politica estera nel periodo della Guerra fredda. Infatti pur attenendosi alla regola di evitare qualsiasi confronto diretto con l’Occidente, l’URSS conservava la concezione leninista della guerra e della guerra civile. Come von Clausewitz Lenin pensava che la guerra fosse la prosecuzione della politica con altri mezzi. Coniugando i principi marxisti della lotta continua fra le classi e fra capitalismo e comunismo tale principio produsse effetti devastanti nel Terzo Mondo, Mosca prevedeva la costituzione di blocchi di paesi in Africa, Asia e Sud america congelati in uno stato di guerra permanente. Seguendo Lenin, la leadership comunista attribuiva grande importanza alle forme di guerra non convenzionale e all’addestramento di reparti speciali chiamati Spetnaz, che nel 1979 furono utilizzate per penetrare in Afghanistan prima delle truppe regolari. L’addestramento gratuito a gruppi armati marxisti diventò una forma di finanziamento indiretto. Per rafforzare la propria influenza in Medio Oriente, negli anni ottanta Mosca costituì a Praga una scuola di sabotaggio dove gli istruttori della Germania dell’Est e dell’Unione Sovietica tenevano corsi per militanti scelti di al – Fatah, i corsi duravano sei mesi. All’Istituto Lenin e all’Università Patrice Lumumba di Mosca gli studenti stranieri e sovietici apprendevano oltre all’ideologia marxista le tecniche della guerra psicologica e della manipolazione dei media, fra gli allievi più “brillanti” c’era Carlos lo Sciacallo che beneficiava di una borsa di studio sovietica. Mentre gli americani utilizzavano la dottrina dell’antisommossa per giustificare il terrorismo sponsorizzato dallo stato, i sovietici tenevano nascosto il proprio coinvolgimento nella stessa partita estendendo il concetto di “solidarietà internazionale” a quelle che definivano “forze progressiste” del Terzo Mondo compresi i combattenti dell’OLP che operavano all’interno dei Territori occupati contro gli avamposti militari e strategici di Israele. I sovietici non erano molto disposti a impegnarsi militarmente per sostenere gruppi marxisti, derogarono questa scelta solo nel 1979 quando invasero l’Afghanistan. Gli aiuti finanziari previsti dall’URSS prevedevano forniture di armi e addestramento e Mosca mantenne il segreto anche dopo la II G.M. quando cercò di attirare paesi come la Grecia nel blocco sovietico. Così tra il 1949 e il 1950 i comunisti greci ricevettero aiuti continui di armi ma nessun aiuto militare diretto:le armi cecoslovacche venivano spedite in Albania e i destinatari andarle a ritirare, ma non tutte le armi erano per i greci, grandi quantità erano spedite in Palestina, Egitto, Kenya attraverso il porto di Gibuti, quindi Gibuti divenne il luogo di ingresso di armi destinati ai ribelli mau-mau che i battevano contro la presenza inglese in Kenya. Nello stesso periodo, molto prima della formazione dello stato di Israele, i sovietici offrirono aiuti sia agli arabi sia agli ebrei che si battevano contro gli inglesi in Palestina; armi cecoslovacche arrivavano sia all’Agenzia ebraica sia ai palestinesi.
Il terrorismo non fu sponsorizzato solo dalle due superpotenze. Dopo la prima crisi energetica e il successivo riciclaggio di petrodollari, i leader arabi si trovarono a gestire i profitti giganteschi delle esportazioni petrolifere, e con i conti che straripavano molti finanziarono gruppi armati. Uno di questi fu Muammar Gheddafi che salito al potere con la rivoluzione del ’69 si sentì in dovere di sostenere i movimenti antimperialisti di tutto il mondo. Negli anni settanta una pioggia di denaro si riversò sui movimenti armati, dall’OLP all’IRA, dal movimento popolare di liberazione dell’Angola(MPLA) all’African National Congress(ANC) sudafricano e al KANAK della Nuova Caledonia. Gheddafi si fece sempre più generoso giungendo a istituire una sistema di premi e incentivi per le azioni terroristiche più rischiose. I membri di Settembre Nero che nel ’72 presero parte all’azione terroristica alle Olimpiadi di Monaco, ricevettero gratifiche che andavano da uno a 5milioni di dollari, il killer internazionale Carlos lo Sciacallo ebbe in dono due milioni di dollari per il sequestro dei ministri dell’OPEC a Vienna nel ’75, e Klein,uno degli uomini di Carlos, ricevette 100mila dollari per una ferita allo stomaco in azione. La generosità di Gheddafi gli valse il soprannome di Padrino del terrorismo. Nel ’73 Gheddafi sfruttò la guerra in Ciad per assecondare i suoi sogni espansionistici. Offrì aiuti a Ouddei impegnato nella lotta contro Habrè e occupò la fascia di Aozou, un territorio ricco di manganese e uranio ai confini con la Libia. Il suo obiettivo era la costituzione di una repubblica sahariana che comprendesse la Tunisia, la Mauritania, l’Algeria, il Niger, il Ciad e il Sahara occidentale sotto l’egemonia libica. L’intervento di Gheddafi provocò la reazione francese e il presidente Mitterrand inviò tremilacinquecento uomini in aiuto ad Habrè che riuscì a sconfiggere Ouddei il quale riparò in Libia. La guerra si trascinò avanti per anni con pesanti costi per la Libia e quando i ricavi del petrolio diminuirono e la popolazione incominciò a provare un forte risentimento per la guerra, Gheddafi ritirò le sue truppe da Aozou.
L’aiuto economico diretto dell’Unione Sovietica a Cuba era giustificato dal ruolo strategico giocato dall’isola nella Guerra fredda. Nei fatti l’Avana era il rappresentante di Mosca nell’America Latina e aveva il compito di sostenere la crescita dei movimenti marxisti sul continente, si calcola che negli anni ottanta l’URSS abbia erogato più di 4milioni di dollari a Cuba che servirono per lo più all’addestramento di gruppi di guerriglieri. La base militare di Guanabo sulla costa settentrionale dell’isola divenne uno dei campi di addestramento comunisti più noti. Gli istruttori venivano dal Nicaragua, dal Salvador, dalla Colombia, dal Medio Oriente, dall’Angola e da altri paesi ancora. Il ruolo principale di Cuba però era quello di riunire i guerriglieri sotto l’ombrello ideologico e aiutarli a coordinare le strategia: a Guanabo l’ideologia aveva funzione fondamentale. I guerriglieri formati a Guanabo facevano molte lezioni di politica a discapito dell’addestramento sul campo tanto che ne derivava una scarsa efficienza militare. Per esempio nell’82 nell’operazione “Pace in Galilea” gli israeliani riferirono che i palestinesi avevano limitate conoscenze tattiche e delle armi in dotazione, combattevano come individui non coordinati e usavano carri armati come pezzi di artiglieria anziché sfruttarli per spostamenti rapidi. Dietro alla maschera ideologica c’era una componente commerciale nelle rivolte armate. Contrariamente a quanto si pensa, l’URSS non aveva remore a farsi pagare per i servizi offerti e più di una volta aveva chiesto all’OLP di pagare in contanti armi e addestramento. Anche Castro quando inviò migliaia di soldati classificati come “lavoratori edili” in aiuto dei gruppi armati in Angola, Nicaragua, Mali e Grenada chiese in cambio pagamenti fissi mensili.
Il 23 luglio ’68 un aereo passeggeri della El Al in volo da Roma per Tel Aviv fu dirottato su Algeri. Tutti i passeggeri furono rilasciati tranne dodici israeliani, che per trentanove giorni rimasero in ostaggio in attesa della decisione del governo di Tel Aviv circa la richiesta dei sequestratori: lo scambio con quindici palestinesi detenuti nelle carceri israeliane. L’operazione segnò una tappa fondamentale per le tattiche e le forme di finanziamento del terrorismo. Era la prima volta che cittadini israeliani venivano presi di mira al di fuori di Israele, e anche se al- Fatah e Arafat avevano espresso riprovazione per questo atto, l’azione fu vista con favore da tutto il mondo arabo. L’organizzazione che l’aveva portata a termine, il Fronte popolare per la liberazione della Palestina, acquistò immediatamente prestigio fra i gruppi armati e della guerriglia. L’operazione fu un successo senza precedenti e venne subito presa a modello:dopo il dirottamento diverse linee aeree furono obbligate a pagare cospicue tangenti per evitare ulteriori attacchi e in pochissimo tempo Haddad, capo dell’operazione del dirottamento aereo, riuscì ad intascare versamenti mensili per circa un milione di dollari da vari gruppi armati. Le tangenti divennero una valida fonte di entrata per la lotta armata, giacché le linee aeree consideravano una sorta di premio assicurativo contro i dirottamenti aerei: la Lufthansa si decise di pagare nel ’72, dopo che un suo aereo fu dirottato su Aden dall’FPLP. Il business delle estorsioni si estese anche al campo petrolifero. Nel ’72 dopo l’attacco di Settembre Nero alle raffinerie di Rotterdam, numerose compagnie petrolifere aderirono al piano assicurativo, seguite a ruota dall’Arabian – American Oil Company(ARAMCO), dopo che un gruppo di suoi dipendenti era stato attaccato all’aeroporto di Roma. Nemmeno l’OPEC fu risparmiata:nel dicembre del ’75 Ilich Ramirez Sanchez(Carlos lo Sciacallo), con un commando dell’FPLP, ne occupò gli uffici a Vienna. Dopo l’attacco l’OPEC per salvaguardare i propri interessi versò ad Haddad e ai gruppi che fecero parte all’operazione 100milioni di dollari, oltre a depositare nei fondi segreti del presidente dell’OLP altri 120milioni. La volontà di affrancarsi dalle interferenze straniere portò all’alleanza improbabile di gruppi armati come quello avvenuto tra l’OLP e la Falange cristiana libanese. Nei primi giorni del gennaio del ’76 Gemayel, leader della Milizia cristiana sostenuta da Israele, e Salame, capo della sicurezza di al – Fatah, stipularono una tregua di 48 ore per svaligiare la British Bank of the Middle East, nel pieno centro di Beirut. Il bottino fu spartito tra l’OLP, la Falange cristiana e la mafia corsa.
ETA
Per gestire le loro finanze, i gruppi armati dovevano creare strutture contabili piuttosto sofisticate. Nell’86 la scoperta, in una stanza segreta sotto la fabbrica della Sokoa, nella cittadina francese di Hendaye, della centrale finanziaria dell’ETA, il gruppo nazionalista armato spagnolo, portò alla luce complesse tecniche contabili utilizzate. Le entrate e le uscite erano registrate come si usa per la bilancia dei pagamenti di uno stato legittimo, in parte pesetas spagnole e il resto in franchi francesi. Le entrate provenivano prevalentemente da sequestri, estorsioni e rapine. Sulla base della documentazione rinvenuta nella fabbrica di Sokoa agli utili delle attività criminali si aggiungevano i contributi finanziari di militanti e simpatizzanti: i libri contabili evidenziavano una ritenuta del 5% sui salari dei baschi che lavoravano all’estero riscossa attraverso comitati di sostegno agli esuli. Non erano invece registrate le entrate provenienti da paesi esteri: gli aiuti dell’Unione Sovietica e dei suoi alleati si limitavano a forniture d’armi e addestramento quindi erano difficile da quantificare. Gli stretti legami con il Partito comunista spagnolo erano utili più per scopi tattici e logistici che per raccogliere denaro. L’ETA dunque era un’organizzazione autofinanziata e le sue entrate tra il ’78 e il ’97 superavano in media i 400milioni di pesetas(4 milioni di dollari).
NARCOTERRORISMO
Il connubio tra terrorismo e droga è un fenomeno recente. Fino all’80 le FARC e il Movimento 19 Aprile (M19) erano riusciti a sopravvivere con il ricavo delle rapine a mano armata e dei sequestri di magnati del luogo, il reclutamento di forze nuove era ostacolato dalla mancanza di denaro. Poi si resero conto che nella vasta foresta colombiana c’era un’enorme fonte di ricchezza. Nell’81 la Colombia aveva prodotto 2500 tonnellate di foglie di coca, nel giro di pochi grazie anche alla domanda crescente di stupefacenti in America questa cifra raggiunse 13mila tonnellate. Gran parte del business degli stupefacenti erano in mano a pochissimi cartelli, e così nell’81 le FARC e l’M19 stipularono un accordo con la narcomafia colombiana:offrivano protezione armata contro l’esercito in cambio di una quota di dei profitti derivanti dal traffico. Le FARC imponevano una tangente del 10% a tutti i coltivatori di coca che controllava, e solo questo fruttava un’entrata mensile di 3.3milioni di dollari. Buona parte del ricavato veniva utilizzato per il reclutamento di uomini cosicché nell’88 le FARC e l’M19 avevano una milizia di 10mila uomini, un’altra percentuale servì per corrompere politici di spicco per far cadere intere zone sotto il controllo delle FARC in modo da impedire all’esercito di entrarvi. Il business del narcotraffico si allargò e trovò nuovi soci. Con le autorità cubane fu sancito un accordo in base al quale le navi colombiane potevano utilizzare i porti dell’isola come punti di attracco per la spedizione di narcotici in America, in cambio Cuba incassava mezzo milione di dollari in contanti per ogni imbarcazione e aveva facoltà di vendere le armi per le FARC e l’M19. Gli effetti della crescita finanziaria dei traffici di droga si fecero sentire fino agli U.S.A.. alla metà degli anni ’80 il contrabbando di droga dalla Colombia faceva affluire nell’economia della Florida circa 15milioni di dollari all’anno. Questa gigantesca iniezione di contanti proveniva dal riciclaggio di denaro sporco che inevitabilmente corrompeva le strutture finanziarie del paese. Le banche, sempre assetate di denaro fresco, erano ben disposte verso operazioni di elevata liquidità e non facevano domande imbarazzanti:la legge imponeva di segnalare tutti i versamenti superiori a 10mila dollari in contanti, ma lo si faceva di rado.
LA NASCITA DEGLI STATI – GUSCIO DEL TERRORE
Nel dicembre dell’87 i palestinesi della Striscia di Gaza e della Cisgiordania lanciarono l’Intifada. La rivolta spontanea segnò una netta svolta nella politica di Israele, il cui governo non tollerò più l’afflusso non ufficiale di denaro nei Territori occupati. Gli aiuti economici dell’OLP nei territori occupati furono continui: il denaro affluiva in abbondanza in e gli israeliani non tardarono a rendersi conto che Arafat aveva trasformato un’incerta confederazione di gruppi armati in un’organizzazione economica complessa. L’OLP si comportava come uno stato legittimo e generava un reddito annuo che superava il PNL di diversi paesi compresi la Giordania. Il bilancio ufficiale dell’OLP serviva a coprire le spese correnti delle enclave palestinesi, nell’88 ammontava a 647 milioni di dollari, per quasi la metà derivanti da redditi da investimento. Le attività dell’OLP erano finanziate tramite il Fondo nazionale palestinese(FNP), costituito nel ’64 per questo scopo specifico. All’inizio l’FNP dipendeva dalle donazioni dei paesi arabi, ma una strategia intelligente negli investimenti coniugata a un controllo rigoroso delle spese produsse una base patrimoniale solida e alla fine degli anni 80 il fondo aveva raggiunto completa autonomia e gestiva un portafoglio valutato intorno ai 6miliardi di dollari. Accanto al bilancio ufficiale l’OLP ne aveva anche uno occulto, il cosiddetto “bilancio segreto del presidente”, che contabilizzava i fondi controllati esclusivamente da Arafat. I profitti che venivano da attività illegali e terroristiche confluivano in questo fondo, finanziava le azioni terroristiche e l’acquisto di armi, provvedeva alla sicurezza del presidente e copriva le spese delle vendette personali di Arafat all’interno dell’OLP, in alcuni casi vi si attingeva anche per coprire spese straordinarie come quelle sostenute per il ritiro dal Libano. Raggiungendo l’autonomia economica le organizzazioni armate si erano assicurate una maggiore indipendenza e la possibilità di condurre una propria politica estera, così, allo scoppio della guerra del Golfo, Arafat poté permettersi di prendere una posizione critica nei confronti dei suoi benefattori arabi e favorevole a Saddam Hussein. I gruppi armati appena erano in grado di disporre di proprie entrate, sviluppavano il gusto per un potere autentico e cominciavano a costruire infrastrutture di uno stato autonomo. Tuttavia non avendo un riconoscimento a livello politico potevano creare solo uno stato-guscio. Uno stato moderno presenta nove caratteristiche, uno stato – guscio ne presenta solo quattro: il monopolio dei mezzi di coercizione, la territorialità, il fisco e la burocrazia pubblica; le altre cinque di cui uno stato guscio è privo sono: la sovranità, la costituzionalità, il prevalere della legge, l’impersonalità dei poteri e la legittimità dell’autorità e della cittadinanza. Nelle enclave da esse controllate l’OLP esercitava il monopolio della violenza che era l’unico strumento utilizzato per assicurarsi e mantenere un controllo stabile sui Territori occupati. Per finanziare l’economia di guerra imponeva tasse come la “tassa della liberazione”, un’imposta del 5-6% sulle retribuzioni dei tutti i palestinesi che lavoravano all’estero, si tassava le persone fisiche in base alla nazionalità e non sul reddito. Al vertice dello sviluppo dello stato-guscio palestinese c’era la Samed che operava come braccio economico delle forze armate e ,al pari di Arafat, aveva come obiettivo rendere l’OLP indipendente dai finanziatori arabi. A tal fine aveva preso parte alla costruzione di uno stato palestinese all’interno del Libano, svolgeva anche la gestione dell’insediamento di profughi palestinesi in aree strategicamente vitali. Per esempio nel villaggio di Damur dopo che l’OLP espulse brutalmente i cristiani dal villaggio la Samed si occupò subito di colmare il vuoto facendo affluire palestinesi e costruì anche laboratori di lavorazione di indumenti, coperte, tessuti e articolo di metallo che generavano occupazione e allo stesso tempo soddisfacevano la domanda dei combattenti dell’OLP. Nel ’73 la Samed si era staccata dal dipartimento degli affari sociali dell’OLP ed era stata ristrutturata in 4 divisioni: industria, informazione (stampa e film), agricoltura e commercio. L’organismo aveva funzione duplice:di formazione e reperimento di posti di lavoro e fornitura si prodotti a prezzi accessibili alla popolazione palestinese. Dato che l’obiettivo era assicurare l’autosufficienza, il settore industriale inizialmente produceva uniformi militari, tessuti e abbigliamento per l’OLP. In breve tempo la linea commerciale si ampliò e fu possibile iniziare ad esportare, nell’81 per esempio all’URSS vennero fornite 100mila camicie e 50mila paia di pantaloni. La parte restante del fatturato derivava da forniture al Libano, a paesi arabi e ad altri mercati mondiali. Nel complesso prima dell’invasione del Libano il fatturato annuo del settore industriale si aggirava sui 18milioni di dollari. Nell’81 la Samed dava lavoro a oltre 5mila dipendenti fissi in Libano, 200 in Siria e 1800 in Africa, altre 6mila lavoravano part-time in Libano e 10mila seguivano suoi corsi prima di mettersi in proprio. Gestiva 46 fabbriche in Libano e 5 in Siria:ogni campo profughi ne ospitava almeno una. Nel settore agricolo per soddisfare la domanda alimentare dei palestinesi la Samed gestiva allevamenti di pollame e bovini. Nei primi anni 80 l’ente aveva organizzato cooperative in vari paesi africani come il Sudan, la Somalia, l’Uganda e la Guinea. La Samed beneficiava anche di sovvenzioni dall’estero come l’associazione Oxfam del Belgio che nell’81gli donò 250mila dollari. L’invasione israeliana del Libano nell’82 fu un grave colpo per l’organismo ma si riprese subito grazie alla diversificazione della produzione. Faceva investimenti e aveva filiali in più di 30 paesi del Medio Oriente, dell’Africa, dell’Europa orientale e dell’America Latina dando lavoro a 12mila persone.
L’ARAB BANK, LA BANCA CENTRALE DELL’OLP
L’Arab Bank era l’unico istituto che godeva di piena fiducia dell’OLP. Era stato fondato prima della II G.M. in Palestina. Nel ’48 all’inizio dell’esodo aveva perso le filiali di Haifa, Gerusalemme e Giaffa, tutte rilevate dagli israeliani, ma, per mostrare la sua fedeltà alla causa palestinese, onorò tutti i depositi delle tre filiali, questo gesto non fu mai dimenticato e molto apprezzato dai palestinesi. Nel ’67 durante la guerra arabo-israeliana, perse altre sei filiali in Cisgiordania e una a Gaza ma riuscì a trasferire tutti i fondi ad Amman prima che gli israeliani prendessero possesso della rete bancaria. Il passaggio in Giordania diede ottimi risultati:nel giro di un ventennio l’istituto nella sua qualità di braccio finanziario dell’OLP acquisì una posizione di forza nell’economia giordana. A metà degli anni 80 l’OLP controllava il 70% dell’economia del paese:possedeva fabbriche tessili, piantagioni di frutta, compagnie di trasporto e società edili. Quando una banca di Amman decise di erigere un grattacielo, l’OLP minacciò di chiudere i propri conti se i lavori di costruzione non fossero stati appaltati a una sua società. La Arab Bank più di una volta era venuta in soccorso del sovrano re Hussein gravato dai debiti. La banca poi si occupava di pagamenti dell’OLP in altri paesi, soprattutto attraverso la Arab Bank for Economic Development e la Arab African Bank. Quando all’inizio dell’invasione israeliana Arafat ritirò tutti i depositi dal Libano, utilizzò la Arab Bank per distribuirli su conti nel Medio Oriente, in Europa e negli Stati Uniti. La Arab Bank e l’OLP sono prodotti della diaspora palestinese, e i loro destini sono strettamente intrecciati:Shoman, figlio di al- Hamid, il fondatore dell’istituto, è stato il presidente del FNP ed è colui che ha elaborato e diretto il piano di investimenti dell’OLP. Questa partnership trasformò la banca in una delle maggiori organizzazioni finanziarie del mondo, e con il suo aiuto l’OLP era diventata il gruppo del terrore più ricco di tutte le formazioni armate esistenti.
LO STATO – GUSCIO DI HAMAS
La proliferazione delle formazioni combattenti incrementava la crescita degli stati-guscio. Non tutti sopravvivevano:quelli che riuscivano a integrare le proprie entrate con le sovvenzioni dall’estero avevano maggiori opportunità di sopravvivenza. E’ questo il caso del gruppo fondamentalista islamico Hamas. All’inizio della guerra del Golfo, quando Arafat si schierò con Saddam Hussein, per ritorsione l’Arabia Saudita interruppe tutti i finanziamenti all’OLP, e il denaro inviato nei Territori occupati finì nelle casse di Hamas. Emersa durante l’Intifada degli anni 80, questa organizzazione contrastava la linea moderata dell’OLP con una miscela di fondamentalismo islamico e principi democratici. Hamas si ispirava alla Fratellanza musulmana egiziana e alla Jihad islamica giordana, e aveva stretto rapporti con svariati gruppi armati compresi gli Hezbollah libanesi. Hamas non riconosceva all’OLP il diritto di creare uno stato laico e quindi non ne accettava il ruolo nelle trattative di pace con Israele. All’inizio Hamas fu ben vista da Israele tanto che Arafat si spinse a dichiarare che Hamas è una creatura di Israele. Hamas vuole la distruzione dello stato di Israele e la sua sostituzione con uno panislamico che si estenda dal Mediterraneo al fiume Giordano. Quando la scelta a favore di Saddam compiuta da Arafat provocò l’espulsione di migliaia di lavoratori palestinesi da vari paesi arabi, questi cominciarono a guardare con simpatia Hamas:grazie all’afflusso di denaro, il gruppo poteva offrire una tutela economica e sociale a membri e uno stato-guscio alternativo ai palestinesi disorientati. La crescita economica fu presto seguita da un deciso aumento delle azioni armate:nei primi dieci mesi del ’92 l’organizzazione compì 192 attacchi o attentati contro Israele, 52 in più rispetto all’intero anno precedente, e alla fine degli anni 90 deteneva il monopolio quasi assoluto delle attività terroristiche nell’area. Secondo il controspionaggio israeliano, nei 16mesi precedenti il maggio 2002 i sauditi avevano fornito a Hamas 135milioni di dollari, e anche alcune fondazioni filantropiche arabe inviavano fondi al gruppo per vari scopi, talune versavano una media di 5mila dollari alle famiglie di ogni attentatore suicida. Ha creato un proprio stato-guscio nell’ambiente politico di Gaza e della Cisgiordania. Ha riversato denaro(e continua a farlo) in una vasta rete di servizi sociali a sostegno di scuole, orfanotrofi, moschee, ospedali, mense popolari e associazioni sportive delle zone più povere. Per questa ragione è molto popolare nelle bidonville della Striscia di Gaza e i sostenitori affermano che “in mezzo alla miseria e alla desolazione il messaggio violento di Hamas ha rappresentato l’unica voce di speranza”. Oggi è secondo solo ad al- Fatah nei Territori occupati ed è attivo soprattutto nei settori dell’istruzione e del welfare nei quali forgia i futuri martiri. Un esperto israeliano del fondamentalismo islamico sostiene che Hamas si prende cura dei palestinesi da quando nascono a quando muoiono. Si calcola che il budget del gruppo nei territori occupati sia pari a 70milioni di dollari, l’85% dei quali di provenienza estera. Anche se il gruppo continua a ricevere circa 20-30 milioni di dollari l’anno dall’Iran e attraverso donazioni specifiche dall’Arabia Saudita, una quantità sempre maggiore proviene dai palestinesi residenti all’estero. Nel ’98 il leader spirituale del gruppo, lo sceicco Ahmed Yassin, appena liberato dagli israeliani compì un viaggio di 4 mesi nelle capitali arabe, dove fu accolto come un eroe e raccolse oltre 300milioni di dollari. Una rete di istituzioni filantropiche che godono di una situazione fiscale privilegiata, negli U.S.A., in Canada e nell’Europa occidentale, offre ai suoi donatori islamici varie possibilità di detrazioni di imponibile. Per esempio, in una sua pubblicazione la Holy Land Foundation for Relief and Development (HLF) sostiene di raccogliere offerte fiscalmente detraibili per scopi filantropici nei Territori occupati. La fondazione, istituita nel ’92 grazie al generoso contributo economico di Hamas, fra il ’94 e il 2000 ha raccolto 42 milioni di dollari. La Holy Land Foundation, come altre istituzioni filantropiche, offriva sostegno economico ad ambulatori, orfanotrofi, scuole, campi profughi e centri comunitari in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza, mentre aziende private, come la Beit el-Mal Holdings, eseguivano lavori di costruzione. Grazie a queste organizzazioni Hamas era riuscita a edificare un proprio stato-guscio nel vuoto sociale ed economico lasciato dall’Autorità palestinese nei Territori occupati. La concorrenza non si limita all’ambito economico ma riguarda anche l’uso strategico della violenza:l’atteggiamento conciliante dell’Autorità palestinese nei confronti di Israele, era percepito da molti palestinesi come un tradimento, e da ciò Hamas trasse vantaggio trasformando l’Intifada nella fitna, la sua versione violenta. La fitna era in parte condotta dai comitati d’assalto e dagli squadroni della morte che interrogavano e alla fine ammazzavano i sospetti collaborazionisti e attaccavano esponenti dell’Autorità palestinese danneggiando così il processo di pace.
LA RETE DELLE MOSCHEE
Anche se il generale Musharaff ha vietato ogni raccolta di fondi diretta, nelle moschee pakistane le collette a favore delle varie organizzazioni armate fondamentalista continuano senza intralci. Coloro che sono impegnati nella raccolta fondi concordano che l’11 settembre non ha ridotto la capacità di raccolta di denaro. Non esiste nessun indizio chele moschee abbiano interrotto le attività di finanziamento e proselitismo a favore dei gruppi armati. La rete è più efficiente che mai e continua ad essere il mezzo principale grazie al quale le organizzazioni e i paesi vicini al fondamentalismo, gli stati-guscio, le formazioni in armi e i loro sponsor si collegano in affari tra loro. Le rete delle moschee è la controparte ideologica della rete finanziaria del terrore, la integra ed è altrettanto complessa e onnipresente. La sua formazione è direttamente connessa alla nascita del regno saudita. Fra gli anni 20 e 30 il casato saudita riuscì ad unificare il paese e stabilirvi un regime monarchico alleandosi con i capi religiosi della penisola, che predicavano una versione particolarmente rigida dell’Islam, quella wahhabita. L’alleanza fra il potere politico e quello religioso divenne una parte costitutiva della legittimità della famiglia reale, uno dei pilastri su cui si fonda ancora oggi il potere del re è la propagazione dell’Islam wahhabita nell’Arabia Saudita e in tutto il mondo. Il fine del wahhabismo è riconfigurare l’Islam secondo i propri dettami. Alla metà degli anni 90, il potente consiglio dei dotti islamici, l’Ulema, la massima autorità religiosa, esercitò pressioni sulla famiglia reale affinché riconoscesse i talebani come governatori legittimi dell’Afghanistan. Allo scoppio della guerra del Golfo, quando i sauditi concessero alle truppe americane di attestarsi nel territorio, diversi esponenti religiosi non celarono la propria contrarietà. 10 anni dopo i militari americani stavano ancora sul territorio e l’Ulema ne aveva accettato la presenza. Ciò dipende dal forte conservatorismo del consiglio, timoroso di scuotere le fondamenta del regime saudita. L’esempio più nitido delle relazioni per niente funzionali tra potere politico e religioso è il ruolo svolto da bin Laden nella politica del regno. Partendo da una posizione di estremo privilegio si ribellò all’elite politica saudita, affermando che non era riuscita ad applicare con rigore le norme dell’ortodossia islamica e quindi aveva perduto la legittimità di governare il paese. L’esito di questo concetto si ritrova nell’obiettivo strategico dell’11 settembre: abbattere il regime saudita ed eliminare la presenza americana nel paese. Fin dal ’90 bin Laden era in una posizione di aperto contrasto con le autorità saudite, eppure, mentre gli toglievano la cittadinanza e lo accusavano di complottare contro il regime, i sauditi non tentarono di assicurarlo alla giustizia. Bin Laden è protetto dai suoi stretti legami con gli Ulema e con l’alto clero musulmano. La popolarità di bin Laden si estende anche fra i membri della casa reale saudita, alcuni dei quali ne condividono le ideologie, altri lo finanziano. Dopo l’11 settembre la popolarità di bin Laden è aumentata e il denaro non gli manca. enti benefici e ricchi imprenditori continuano a finanziare gruppi armati fondamentalisti legati a bin Laden. All’inizio degli anni 90 il wahhabismo penetrò nell’URSS ormai in disfacimento raggiungendo paesi in cui ai musulmani era vietato pregare. Sostenuti dal denaro saudita, i mullah wahhabita predicavano una visione bellicosa dell’Islam nelle moschee appena costruite e nei madaris, le scuole religiose dove i bambini studiano il Corano e la legge cranica. Questo messaggio violento raggiunse popolazione la cui crescita demografica era eccezionale e disoccupazione elevatissima. I giovani musulmani reagivano con entusiasmo al messaggio radicale accorrendo numerosi in moschee e madaris da cui qualcuno usciva arruolato in qualche gruppo armato. L’obiettivo strategico di Osama è riportare i paesi musulmani a quelle che egli e i suoi seguaci considerano le autentiche origini dell’Islam, l’età dei califfi, i successori di Maometto, che ressero il mondo islamico fino alla distruzione da parte dei crociati. Secondo bin Laden i nuovi califfati avranno come modello il regime dei talebani in Afghanistan. In Occidente la popolazione musulmana frequenta le moschee più per ragioni materiali che spirituali. Ad esempio, nella moschea di Finsbury Park, a Londra, si possono acquistare passaporti e carte d’identità che danno diritto a chiedere l’assegno di disoccupazione. Hassain, un giornalista algerino infiltrato in una moschea, riferisce che se si è in possesso di documenti di identità falsi è possibile ricevere un sussidio di 50 sterline alla settimana oltre a farsi pagare con denaro pubblico l’affitto di una camera o appartamento nelle case comunali, poiché la stessa persona può ottenere vari documenti falsi questo stratagemma può essere molto redditizio. Le moschee sono molto selettive quando si accostano a possibili reclute, e solo pochi riescono ad arruolarsi per la jihad. La G.B. è uno dei paesi occidentali più favorevoli al reclutamento. Lo sceicco Mohamed, fondatore di al- Muhajirun, un gruppo con sede a Londra che arruola uomini per la jihad, sostiene che le moschee e i campus universitari forniscono ogni anno in media 18mila reclute musulmane nate in G.B. le giovani reclute ricevono del denaro e sono inviate nei campi di addestramento in Pakistan, Afghanistan, Yemen, Sudan e altri paesi. Solo pochi però saranno i martiri. I potenziali martiri sono merce preziosa. Non solo i mullah effettuano una selezione accurata, ma esaminano i precedenti del candidato tenendo conto dei minimi particolari. Chi è idoneo viene indottrinato con religione, spiritualità e violenza. Hamas è molto attenta alla formazione: i possibili martiri sono scelti in giovanissima età e vengono a poco a poco forgiati per la missione finale. La scelta viene effettuata secondo 4 criteri:una sincera osservanza religiosa, si verifica se il giovane rispetta la volontà dei genitori ed è amato dalla famiglia, e si controlla che il martirio non incida sulla vita familiare, si verifica che non sia il capofamiglia e che abbia capacità di eseguire il compito e di capirne la portata, e il suo martirio deve spingere altri a compiere azioni simili e incoraggiare la jihad nell’animo della gente. Si preferiscono sempre giovani non coniugati. La rete delle moschee cerca di fornire martiri in tempi più brevi rispetto ad Hamas. L’importanza delle missioni suicide colpisce in particolare l’aspetto economico. Un’analisi costi- benefici indica che esse sono la forma di attentato più efficiente: richiedono una quantità di denaro limitata e producono un effetto notevole in vittime e danni materiali.
AL- QAEDA
All’epoca della jihad anti-sovietica le reclute arabe che giungevano in Pakistan venivano alloggiate in ostelli che non registravano i loro nomi. Questa assenza di informazioni essenziali era motivo di ansia per i parenti e, bin Laden, che allora era responsabile di molti di questi ostelli e non sapeva come gestire le numerosissime richieste di informazioni che riceveva, decise di annotare i nomi di coloro che transitavano in quelli che oggi sono chiamati “registri di al- Qaeda”. Così è nata al-Qaeda che significa “la base” o “l’elenco”. Bin Laden decise di organizzare un esercito musulmano per combattere la guerra santa solo nell’88. la rete è composta da un nucleo centrale formato da bin Laden e da suoi collaboratori che lo seguono ovunque, e da migliaia di formazioni minori, che vanno da gruppi strutturati a militanti isolati, queste strutture hanno una propria rete di comando, logistica e obiettivi propri. È una rete che considera Osama una figura carismatica che sancisce e finanzia le azioni violente. Alla metà del ’99 Hambali e il suo gruppo montarono un video di un piano per far saltare un servizio di pullman utilizzato da militari americani a Singapore e lo proiettarono a bin Laden, nella speranza di ricevere finanziamenti per la loro attività terroristica nel sudest asiatico. Il video fu trovato a Kabul nell’abitazione di Atif, comandante militare di bin Laden. Nel ’99 Osama e la sue rete ricevevano centinaia di richieste simili, che in gran parte non venivano finanziate, quella di gambali invece fu finanziata. Atif si servì di un ente benefico saudita per far arrivare il denaro con cui furono acquistate le 4 tonnellate di nitrato d’ammonio necessarie per l’attentato. Hambali è legato a diversi attentati nel sudest asiatico fra i quali le 5 esplosioni avvenute a Manila nell’ottobre del 2002. l’Indonesia è importante strategicamente per via della popolazione a larga maggioranza musulmana, vi si recò al- Zawahiri insieme ad un membro di al- Qaeda delle filippine per visionare attentati terroristici e finanziarli. Pochi mesi dopo nelle chiese cristiane delle Molucche scoppiava una serie di bombe, queste esplosioni sono considerate una prova generale dell’attentato di Bali.
JIHAD
La jihad moderna è una delle espressioni più rilevanti della violenza politica nel mondo ed è il motore della nuova economia del terrorismo. Nel 2000 più dei due terzi dei 32 conflitti armati in corso coinvolgevano musulmani. Secondo un teorico del terrorismo, Huntington, le cause dei conflitti che coinvolgono gli islamici sono politiche. Fino al crollo dell’URSS la politica era un privilegio delle due superpotenze e musulmani sopravvivevano sotto la loro ombra. Nemmeno il massiccio afflusso di petrodollari sono riusciti a spostare l’equilibrio, in una relazione delle Nazioni Unite gli intellettuali arabi affermano che il mondo arabo è ricco e non modernizzato. La ricchezza ha favorito il consolidamento dei regimi arabi. Per molti musulmani la fine della Guerra fredda ha segnato anche il declino della cultura occidentale, che è coinciso con la liberazione dei paesi musulmani dall’egemonia occidentale. I gruppi fondamentalisti hanno rappresentato l’unica opposizione ai regimi repressivi ed autoritari. Le nuove generazioni attribuiscono all’Occidente la responsabilità della sopravvivenza di regimi repressivi, dei quali l’Arabia Saudita è un caso eclatante. Altre cause della diffusione del terrorismo sono le divisioni di natura religiosa, tribale, etnica, politica e culturale delle comunità musulmane, che alimentano violenza al loro interno e contro i non musulmani. L’evoluzione di questi fattori porterà allo scontro tra Occidente ed Islam. Far esplodere questo violento conflitto è l’obiettivo di bin Laden.
LE ATTIVITA’ LEGALI DI BIN LADEN
La politica, l’economia e il
nazionalismo sono anche le tre caratteristiche dell’impero economico di bin
Laden, un motore finanziario transnazionale del terrore in gran parte costituito
da attività legali. Queste sono alcune delle società che lo compongono: in
Africa la Wadi al- Aqiq, una società di costruzioni sudanese, al- Hiraj, un
allevamento di ostriche e una flottiglia di barche per la pesca di gamberetti
in Kenya, nel Medio Oriente azioni della al- Shamal Islamic Bank e vasti tratti
di foreste in Turchia, in Asia società agricole in Tagikistan, in Europa e
negli U.S.A. holding finanziarie, società di investimento di capitale, banche e
società di import- export. Bin Laden ha poi fatto investimenti immobiliari in
tutto il mondo per compensare perdite e massimizzare profitti: il suo
portafoglio comprende immobili a Londra, a Parigi e sulla Costa Azzurra,
attività lattiero- casearie in Danimarca, industrie per la lavorazione del legno
e della carta in Norvegia e nel campo delle forniture ospedaliere in Svezia.
Inoltre, risulta che lui e i suoi soci abbiano preso di mira il mercato
sanitario in Egitto, Giordania e Iraq. Queste attività legali hanno preso il
via quando bin Laden si trovava in Sudan, dove finanziò la costruzione
dell’aeroporto del Nuovo Susan e dell’autostrada che lo collega a Khartoum, per
i servizi prestati dalla sua società di costruzioni, al- Hiraj, il governo lo
pagò in semi di sesamo, che vennero poi venduti sul mercato internazionale,
inoltre riuscì ad assicurarsi il monopolio del mais, dei semi di girasole e di
sesamo, le tre voci principali di esportazione del paese. Queste attività
commerciali erano condotte dalla Themar al- Mubaraka, un’azienda agricola nei pressi
di Damazin, e dalla Taba Investment, una società che trattava in valute. In
cambio di opere stradali Osama ottenne anche la proprietà di una conceria, la
Khartoum Tannery. Al momento di lasciare il Sudan, il suo impero locale
comprendeva un’azienda di panificazione, una di produzione di mobili, la Bank
of Zoological Resources, un allevamento di bestiame e la società di import-
export Laden international, il magnate possedeva inoltre azioni di una fabbrica
che lavorava la pelle di capra e una flottiglia di barche di pesca, la Qadarat
Transport. Una delle imprese più redditizie da lui rilevate fu la Gum Arabic
Company Limited, che soddisfaceva l’80% della domanda mondiale di gomma arabica
e gli assicurava il monopolio del settore. Per aggirare le sanzioni internazionali
contro il Sudan, i profitti di queste imprese venivano incanalati tramite
banche situate nella parte turca di Cipro dove bin Laden aveva stretti legami
finanziari. La raffinatezza del portafoglio finanziario di bin Laden e la
capacità della sua rete di manipolare il mercato borsistico mondiale lo mettono
allo stesso livello delle società capitaliste più importanti. I soci di Osama
sono riusciti a sfruttare sistemi di insider trading per speculare in Borsa
prima dell’11 settembre. Una settimana prima degli attentati si era osservato
un volume di scambi insolito nel settore del trasporto aereo, dell’energia e
delle assicurazioni. Il 6 settembre a Londra cambiarono di mano 32milioni di
azioni della British Airways, il giorno dopo
su London Futures and Option Market (LIFE) furono trattate 2184 opzioni
di vendita della British Airways. Lunedì 10 sul mercato di Chicago il numero
delle opzioni di vendita dell’American Airlines superò di 60 volte la media
giornaliera. Una tendenza simile fu registrata nel mercato assicurativo dove le
principali società divennero oggetto di una speculazione eccezionale e
imprevista sul mercato a termine. Per speculare sulla Borsa mondiale Osama ha
usato broker di fiducia per nascondere la speculazione. Il modo più semplice è
ricorrere ad una banca corrispondente. Si costruisce una lunga catena di uffici
di rappresentanza alla cui estremità c’è una società di comodo registrata
offshore. È già una fortuna arrivare alla fine della catena. Le indagini spesso
finiscono in un vicolo cieco già a metà strada: da qualche parte in un piccolo
ufficio su un’isola sperduta qualcuno ha commesso un errore nella trascrizione
di un numero di telex o ha perso un’e-mail ed ecco che la ricerca si arena. Un
sistema alternativo di trasferimento di denaro sono gli Hawala. In questo
sistema il contante viene depositato in un paese e incassato in un altro, tutti
i dati contabili vengono distrutti. Non si richiede né l’identità di chi
spedisce né di chi riceve, si utilizza un codice di parole che permette al beneficiario di incassare il denaro da un
fiduciario dell’hawala d’origine.